Un’ora con Leica M-D

Come vuoi passare un bel sabato pomeriggio in un’affollata Milano? Ma è ovvio: provando ad isolarti dal mondo per osservarlo… Ecco questa è stata la prima sensazione che ho avuto quando ho guardato dentro il mirino della nuova LEICA M-D! Non starò ad annoiarvi con prolisse recensioni tecniche… Sarà solo il racconto di un’esperienza, che ha il sapore dell’unicità e della trasgressione. Per testare questa nuova camera devo ringraziare il sempre disponibile e gentilissimo Ryuichi WatanabeNew Old Camera, che mi hanno dato la possibilità di giocare un po’ con questa meraviglia.

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Dal punto di vista estetico ed ergonomico la nuova nata di Wetzlar presenta la classica linea pulita della serie M, ma ancora più “depauperata” (consentitemi il termine inadatto per questo tipo di oggetto) anche del bollino rosso Leica di riconoscimento. Mi piace, è elegante! E’ una stealth camera!

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I comandi sono essenziali: ghiera dei tempi a sinistra del tasto di scatto, leva on/off e scatto singolo/raffica, e tasto regolazione data, tutti posti sulla calotta superiore.L’elemento distintivo, che la rende veramente particolare è la ghiera alluminio di selezione iso posta centralmente sul del retro della fotocamera, che accompagna l’altrettanto semplice ghiera di compensazione esposizione collocata posteriormente all’altezza del pulsante di scatto.

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E’ pesante, ma si impugna bene, ed anche con il semplice laccio da polso non rende difficoltosa una sessione di walkingphotography.

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Alcune notazioni tecniche:

  • Sensore 24 x 36 (FF)
  • Processore Leica Maestro
  • Gamma Iso 200-6400 (con incrementi di 1/3)
  • 3 fotogrammi/secondo
  • tempi 8s – 1/4000 sec, A, posa B
  • sinchro flash 1/250
  • files formato .dng (senza .jpg)
  • peso di 680 g, con sd e batteria

 

Ma passiamo a qualche considerazione sulla personalità di questa fotocamera. il modello da me provato era equipaggiato con la versione silver del fantastico LEICA SUMMICRON-M 35mm f/2 ASPH, undici lamelle di puro piacere fotografico.

Premesso che non sono un utilizzatore Leica professionale, ho cominciato ad interessarmi a queste camere, dopo aver provato la fantastica Leica Monochrom, che ritengo insieme a questa ed alla Leica Q, fotocamere che hanno qualcosa da dire, che creano un punto di rottura con i soliti trend commerciali. Fotocamere che a mio parere vale la pena acquistare.

Dicevamo sulla M-D… Bene questa è una macchina che a mio parere presuppone una progettualità, una storia da raccontare… Non è votata all’utilizzo professionale, se lo intendiamo come immediatezza d’uso e controllo totale del flusso di lavoro, ma è votata all’utilizzo da “professionista” (eh sembra contorto come concetto ma ha il suo perché!), cioè prima di scattare devi avere bene in mente ciò che vuoi fare, e il focus manuale delle lenti M, unitamente alle informazioni essenziali nel mirino (fuoco e tempi di scatto), non inducono allo scatto compulsivo, bensì a quello pensato. Chi ha familiarità con il sistema a telemetro Leica non sentirà affatto il “peso” dell’assenza dello schermo. Anzi! sicuramente i suoi campi d’azione sono street e ritratto luce ambiente, e credo anche quei lavori che presuppongono una stampa Fine Art come destinazione finale, dove assume il valore aggiunto oltre all’abilità di chi fotografa anche la “non totale controllabilità” che presuppone l’utilizzo di questa Leica; questo perlomeno è l’utilizzo che ne farei personalmente. Ma la creatività non esclude l’utilizzo in altri ambiti, ne sono convinto!

A me personalmente ha dato una sensazione che è un misto di un quasi timore reverenziale e un’attesa di vedere cosa ho fotografato! Ed è bellissimo… per alcuni momenti mi sembrava di avere caricato un 36 pose, e dunque ero molto più attento a cogliere ciò che mi accadeva intorno… Da un lato il fatto di essere conscio che è una digitale ti tranquillizza, sapendo che non dovrai buttare metri di pellicola prima di uno scatto che convinca; dall’altro il sapore di qualcosa d’altri tempi sembra prendere il sopravvento sulla situazione… allora emergono, pazienza, tecnica e attenzione. Tutto questo non l’ho mai provato, se non quando scatto a pellicola medio formato…

E poi.. il suono dell’otturatore… musica sul velluto… che dire, mi ha entusiasmato come poche, è un pensiero fisso ormai… Va provata!

Nell’antichità i cavalieri davano un nome alla propria spada… ecco se dovessi dare un nome a questa “spada” la chiamerei “Storyteller”.

Gallery

A sinistra i .dng convertiti ooc ed a destra… come li vedo io!

 

(ringrazio New Old Camera, Leica e la Petro)