Mostra “Hashtag #1.0”

000_hashtag copertina.001L’idea di Hashtag #1.0 è nata per un coinvolgimento in un’operazione benefica. Nel 2015 è venuto a mancare una cara persona, compagno di strada per un pezzo di vita, causa un tumore… Al gruppo di amici, è venuta l’idea, per commemorare e mantenere vivo il suo ricordo, di una mostra fotografica a scopo benefico, per raccolta fondi, in collaborazione con la Lega Italiana Lotta ai Tumori (LILT)… ed hanno pensato a me. Non avendo un progetto strutturato da presentare, l’unico che aveva un filo conduttore era quello portato avanti tramite il mio profilo Instagram, ricco di foto, scattate per la quasi totalità con iPhone. L’amore per la paesaggistica, e per i luoghi dell’uomo, aiutato dal Paese in cui viviamo e dalla passione per i viaggi, mi ha portato a divertere dal tradizionale concetto di fotografia non più veicolato dalla classica camera a pellicola (che ancora uso) o digitale, ma bensì dando importanza all’immagine in quanto tale, indipendentemente dal mezzo con cui è stata registrata. Qui entra in gioco lo strumento che ormai ha completamente cambiato in termini percentuali il suo reale uso rispetto alla destinazione d’uso nativa: lo smartphone. Nel mio caso un iPhone. Con le sue ovvie declinazioni per quanto riguarda l’utilizzo di App per acquisire e condividere immagini (Instagram e Vsco in primis).

Nella maggioranza dei casi il gesto è automatico: scatto-filtro-condivido. Altre volte l’immagine viene catturata ed elaborata in seguito… Ma non è il secondo caso quello che generalmente applico. Non ne sono affatto rimasto immune, ma ho posto dei limiti a me stesso: utilizzare lo smartphone per catturare immagini che siano testimonianza dell’uomo e dei suoi luoghi, prendere istantanee di vita, universali, come un occhio esterno, come potrebbero fare tanti, nulla di personale… di personale c’è solo la mia visione del momento. C’è quello che mi ha acceso la voglia di portare con me quell’immagine, come la vedo io. Sinceramente mi sembrava anche il modo più corretto e basico di presentare una mostra… Partendo dal mezzo che semplicemente hanno quasi tutti e che tutti sfruttano per catturare immagini… Non avendo la pretesa di definirmi fotografo arrivato, ma cercando di maturare un percorso che sia evolutivo dal punto di vista del linguaggio, ma involutivo dal punto di vista della tecnologia utilizzata per prendere immagini e presentarle in una mostra che tale si voglia definire… Dunque con umiltà vorrei partire dal basso, immagini semplici, catturate con un mezzo che fotograficamente parlando è elementare, dove ti devi curare solo della composizione, ti concentri sull’immagine, ed in cui l’unico elemento che lega è il mezzo, lo smartphone.

A questo punto però mi sono posto alcuni quesiti, a cui mi sono marzullianamente risposto…

– COME VA INTERPRETATA OGGI LA IPHONEOGRAPHY O SOCIAL PHOTOGRAPHY? CHE USO NE FAI?

Io ritengo che la fotografia “social” oggi abbia molteplici sfaccettature… si va dall’onanistico bisogno di sentirsi parte di qualcosa, all’altrettanto autoreferenziale piacere di soddisfare il proprio ego a suon di “like” dimostrando la propria bravura… in mezzo ci sono anche persone normali… che dividono con un gruppo di altri soggetti che si riconoscono l’uno nell’altro in una serie di interessi comuni, momenti, idee, luoghi, tutto veicolato tramite un immagine. L’uso che provo a farne è molto più semplice… Condividere una mia personalissima cartolina con chi vorrei potesse essere lì con me in quel momento.

– CHE VALORE DAI AL GESTO, MA ANCOR PIU’ AL RISULTATO CHE NE CONSEGUE, DI CATTURARE UN’IMMAGINE TRAMITE SMARTPHONE?

Da buon democratico ritengo che non sia il mezzo ed il gesto, ma semplicemente è un atto di libertà… un cellulare ti dà, con i suoi limiti tecnici, un’estrema libertà… proprio perché questi limiti sono per me le briglie sciolte della consapevolezza… se hai in mano una reflex da 3000 euro, l’aspettativa generale è di fornire immagini fichissime.. invece… Invece con un’immagine che proviene da uno smartphone è senza pretese… lì conta l’idea, il momento… credo che se ben strutturata possa rientrare nel novero della Fotografia.

– CREDI NEL FUTURO DI QUESTA PRODUZIONE DI IMMAGINI?

No… e’ un po’ come credere che in Italia si andrà a votare per eleggere qualcuno che ci rappresenti… diciamo che per ora accetto con rassegnazione sia l’uno che l’altro.. cercando di non contaminare la situazione, cercando di crearmi un’opinione ed un’esperienza per poter dire un domani la mia. Nell’attesa cavalco l’onda e cerco di apprendere. Oggi tutti i linguaggi sono completamente saltati… manca una cultura di base in ogni campo, a partire dal semplice dialogo familiare per salire fino ai dibattiti televisivi. Non possiamo pretendere di cambiare il mondo in un colpo solo, ma magari ognuno nel suo piccolo cerca di apprendere da chi ne sa un pò di più e prova ad imitarlo.

La Mostra é stata realizzata in collaborazione con la Lega Italiana Lotta ai Tumori (LILT sezione Piacenza) e con il Patrocinio del Comune di Castel San Giovanni (Pc), che mi ha gentilmente concesso l’uso della Sala Esposizioni del Teatro Verdi.

Per coloro che non hanno potuto partecipare (ed acquistare, donando una piccola somma, le stampe) di seguito ecco una carrellata delle immagini esposte.

… Nell’attesa di “Hashtag #2.0”

 

Un’ora con Leica M-D

Come vuoi passare un bel sabato pomeriggio in un’affollata Milano? Ma è ovvio: provando ad isolarti dal mondo per osservarlo… Ecco questa è stata la prima sensazione che ho avuto quando ho guardato dentro il mirino della nuova LEICA M-D! Non starò ad annoiarvi con prolisse recensioni tecniche… Sarà solo il racconto di un’esperienza, che ha il sapore dell’unicità e della trasgressione. Per testare questa nuova camera devo ringraziare il sempre disponibile e gentilissimo Ryuichi WatanabeNew Old Camera, che mi hanno dato la possibilità di giocare un po’ con questa meraviglia.

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Dal punto di vista estetico ed ergonomico la nuova nata di Wetzlar presenta la classica linea pulita della serie M, ma ancora più “depauperata” (consentitemi il termine inadatto per questo tipo di oggetto) anche del bollino rosso Leica di riconoscimento. Mi piace, è elegante! E’ una stealth camera!

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I comandi sono essenziali: ghiera dei tempi a sinistra del tasto di scatto, leva on/off e scatto singolo/raffica, e tasto regolazione data, tutti posti sulla calotta superiore.L’elemento distintivo, che la rende veramente particolare è la ghiera alluminio di selezione iso posta centralmente sul del retro della fotocamera, che accompagna l’altrettanto semplice ghiera di compensazione esposizione collocata posteriormente all’altezza del pulsante di scatto.

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E’ pesante, ma si impugna bene, ed anche con il semplice laccio da polso non rende difficoltosa una sessione di walkingphotography.

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Alcune notazioni tecniche:

  • Sensore 24 x 36 (FF)
  • Processore Leica Maestro
  • Gamma Iso 200-6400 (con incrementi di 1/3)
  • 3 fotogrammi/secondo
  • tempi 8s – 1/4000 sec, A, posa B
  • sinchro flash 1/250
  • files formato .dng (senza .jpg)
  • peso di 680 g, con sd e batteria

 

Ma passiamo a qualche considerazione sulla personalità di questa fotocamera. il modello da me provato era equipaggiato con la versione silver del fantastico LEICA SUMMICRON-M 35mm f/2 ASPH, undici lamelle di puro piacere fotografico.

Premesso che non sono un utilizzatore Leica professionale, ho cominciato ad interessarmi a queste camere, dopo aver provato la fantastica Leica Monochrom, che ritengo insieme a questa ed alla Leica Q, fotocamere che hanno qualcosa da dire, che creano un punto di rottura con i soliti trend commerciali. Fotocamere che a mio parere vale la pena acquistare.

Dicevamo sulla M-D… Bene questa è una macchina che a mio parere presuppone una progettualità, una storia da raccontare… Non è votata all’utilizzo professionale, se lo intendiamo come immediatezza d’uso e controllo totale del flusso di lavoro, ma è votata all’utilizzo da “professionista” (eh sembra contorto come concetto ma ha il suo perché!), cioè prima di scattare devi avere bene in mente ciò che vuoi fare, e il focus manuale delle lenti M, unitamente alle informazioni essenziali nel mirino (fuoco e tempi di scatto), non inducono allo scatto compulsivo, bensì a quello pensato. Chi ha familiarità con il sistema a telemetro Leica non sentirà affatto il “peso” dell’assenza dello schermo. Anzi! sicuramente i suoi campi d’azione sono street e ritratto luce ambiente, e credo anche quei lavori che presuppongono una stampa Fine Art come destinazione finale, dove assume il valore aggiunto oltre all’abilità di chi fotografa anche la “non totale controllabilità” che presuppone l’utilizzo di questa Leica; questo perlomeno è l’utilizzo che ne farei personalmente. Ma la creatività non esclude l’utilizzo in altri ambiti, ne sono convinto!

A me personalmente ha dato una sensazione che è un misto di un quasi timore reverenziale e un’attesa di vedere cosa ho fotografato! Ed è bellissimo… per alcuni momenti mi sembrava di avere caricato un 36 pose, e dunque ero molto più attento a cogliere ciò che mi accadeva intorno… Da un lato il fatto di essere conscio che è una digitale ti tranquillizza, sapendo che non dovrai buttare metri di pellicola prima di uno scatto che convinca; dall’altro il sapore di qualcosa d’altri tempi sembra prendere il sopravvento sulla situazione… allora emergono, pazienza, tecnica e attenzione. Tutto questo non l’ho mai provato, se non quando scatto a pellicola medio formato…

E poi.. il suono dell’otturatore… musica sul velluto… che dire, mi ha entusiasmato come poche, è un pensiero fisso ormai… Va provata!

Nell’antichità i cavalieri davano un nome alla propria spada… ecco se dovessi dare un nome a questa “spada” la chiamerei “Storyteller”.

Gallery

A sinistra i .dng convertiti ooc ed a destra… come li vedo io!

 

(ringrazio New Old Camera, Leica e la Petro)